Attimi

La ragazza è seduta al tavolo del cafè. Indossa jeans chiari, cardigan rosso e t-shirt bianca con la stampa di Lupin. La spessa montatura degli occhiali da vista nasconde parte delle lentiggini che ha sul viso, mentre i grandi fermagli rossi trattengono a stento la cascata di riccioli mori. Apre una bustina di zucchero e la versa nel cappuccino.
Due uomini,in giacca e cravatta, occupano il tavolo vicino. Parlano fitto fra loro. La ragazza inclina leggermente la testa, con il viso rivolto verso la vetrina, e ascolta. “La riunione è alle 10” dice il più vecchio dei due. Claudia, questo è il nome della ragazza, non riesce a sentire la risposta dell’altro uomo, ma i due si alzano e si dirigono, con fretta, verso la cassa, perciò immagina che siano in ritardo. Fa un sospiro e si appoggia allo schienale della sedia, poi punta un gomito sul tavolo e si sorregge il mento.
Il cafè si affaccia su un incrocio nella periferia di Roma. Claudia spinge con un dito gli occhiali sul naso e guarda fuori. Sull’insegna del ristorante di fronte è raffigurato un uomo, con un grosso cappello da cuoco e dei lunghi baffi neri.La ragazza sposta lo sguardo sul semaforo, che è appena diventato rosso. Alcune auto si incolonnano di fronte a lei. Le sembrano tante piccole gabbie colorate.Claudia ne osserva i passeggeri. “Chissà dove andranno?” si domanda.
Nella prima auto, una donna, sulla cinquantina, approfitta della sosta forzata per truccarsi. Si guarda allo specchietto retrovisore e si passa la matita nera,dando, di tanto in tanto, un’occhiata al semaforo.
Nell’auto successiva un uomo, con una lunga barba grigia, fuma appassionatamente la sua pipa.Sembra non curarsi dell’attesa. “Ecco qualcuno che non ha fretta!” sorride Claudia.
La terza è un’auto blu, alla guida c’è un ragazzo castano con barbetta. Dal movimento delle labbra, Claudia capisce che sta cantando. “Chissà cosa ascolta?” si domanda. “Spero non Gigi D’Alessio.” Claudia ride. Il ragazzo si volta, quasi l’avesse sentita. I loro sguardi s’incrociano.

Il loro primo appuntamento era stato una semplice uscita al cinema. Il film, che lui le aveva proposto, era una commedia romantica. Claudia non aveva osato rifiutare nonostante preferisse il genere horror. Alla fine del film, il suo accompagnatore l’aveva commentato con grande entusiasmo. “Stupendo!” aveva detto, mentre Claudia si era limitata a sorridere per non deluderlo. Dopo il cinema i due erano andati al fast food per uno spuntino notturno. Qui avevano pian piano commentato e demolito l’intero film. Poi avevano parlato di attori preferiti, di cantanti preferiti fino ad arrivare ai loro cibi preferiti. Per questo, il loro secondo appuntamento era stato in un ristorante messicano, che Claudia adorava. “Cibo buonissimo” aveva gorgogliato lui mentre buttava giù il quinto bicchiere d’acqua gelata. La ragazza aveva riso facendo uno strano suono,che ricordava il verso di un delfino. Le succedeva sempre quando rideva di gusto.Si era subito portata la mano alla bocca e aveva spalancato gli occhi. Lui l’aveva guardata sorridendole, poi entrambi avevano riso ancora più forte.
Il loro primo anno insieme si era concluso con una proposta di convivenza, che Claudia aveva accettato senza esitare. Il loro mini-appartamento si trovava all’ultimo piano di un vecchio palazzo in centro Roma. “E’ piccolo,” diceva spesso Claudia“ma c’ è tutto ciò che ci occorre.” Era un bilocale, di 50 mq, dotato di un minuscolo bagno con doccia. Aveva scelto lei l’arredamento, moderno ed essenziale. Consisteva: in un divano 2 posti in ecopelle bianco, un tavolino con ripiano in vetro satinato, un televisore appeso alla parete, 3 quadri astratti in tonalità diverse di rosso e una piccola cucina laccata bianca. Il cane, Fonzie, trascorreva intere giornate raggomitolato sul divano e abbaiava soltanto al rumore delle sirene di ambulanza. Era una palla di pelo con orecchie a pipistrello, ma i due l’avevano adottato proprio per la sua bruttezza.
Il giorno del matrimonio, Claudia indossava un abito bianco fatto su misura. Il corpetto ricamato con perline ne risaltava il seno, mentre la gonna, con bellissime balze di chiffon che scendevano sfalsate, distoglieva lo sguardo dalla rotondità dei suoi fianchi. “Sembri un angelo” le aveva detto il futuro sposo poco prima di pronunciare le promesse di matrimonio.
Il loro primo figlio, Giacomo, aveva le lentiggini di sua madre e i capelli castani del padre. Quando l’avevano portato a casa, Claudia aveva pensato che tutto fosse perfetto.

All’improvviso il semaforo diventa verde. Le auto, che si erano accumulate durante l’attesa,sfrecciano alla ricerca della propria meta. Anche l’auto blu, del ragazzo castano, riprende la marcia. Claudia lo segue con lo sguardo finché non svolta l’angolo. Una voce dal bancone richiama l’attenzione della ragazza, “Amore,” un giovane moro con gli occhiali le sta parlando “scusa per il ritardo.” Fuori dal locale, nuove auto iniziano a incolonnarsi.

 

Attimi

Martina

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