In trappola

Immagini di supereroi rivestono le pareti della stanza mentre pupazzi e macchinine restano sparsi sul parquet chiaro. La donna è sdraiata nel letto del figlio. Affonda il viso nel cuscino e viene catturata da un ricordo: è in cucina, prepara la colazione. Al piano di sopra il bambino si veste e brontola. La donna posa la tazza fumante sul tavolo e passa in un’altra stanza.Stende la lavatrice, si prepara per uscire e riguarda gli appunti presi alla scuola serale. Il figlio scende in cucina e consuma latte e biscotti di fronte alla tv. “Mamma, oggi puoi venire tu a prendermi?”
Il suono del campanello la riscuote. Resta sdraiata nel letto, non vuole alzarsi. Il campanello suona di nuovo, non ha altra scelta. Si alza, si sistema il vestito e si dirige verso l’ingresso. Passa davanti allo specchio, i capelli sporchi e scompigliati, il viso scavato e le occhiaie profonde. Apre la porta. L’ex-marito entra e lei va a sedersi sul divano. L’uomo getta una rapida occhiata attorno. Le persiane sono chiuse, le sedie buttate per terra insieme ad alcuni piatti frantumati. Il silenzio è surreale. “Sono giorni che provo a telefonarti!” L’uomo si avvicina e supera il divano, da quella posizione riesce finalmente a guardarla nel viso. “Come stai?” La donna fissa la parete di fronte a lei, lo sguardo perso. Avvicinandosi l’uomo cerca di ricordare le parole di Carla, la ex suocera.La donna gli aveva dato alcuni consigli per parlare con la figlia.
“Non puoi lasciarti andare così,” l’uomo si avvicina e le prende le mani “anche io sto soffrendo per Diego ma…” A quelle parole Silvia si alza in piedi e si lancia sull’ex marito. I due cadono a terra. Silvia, cavalcioni su di lui, affonda i pugni sul torace dell’uomo che non reagisce. “Non devi nemmeno pronunciare il suo nome”grida. “ Non puoi capire cosa sto passando, ho perso tutto!” poi, si mette a piangere. L’uomo potrebbe togliersela di dosso, ma resta immobile.
”Non gli hai mai voluto bene” torna a colpirlo, questa volta con più forza. ”Ammettilo,” Silvia è ancora sopra di lui “ sei felice che sia morto!”
Giacomo le afferra i polsi e la guarda dritta negli occhi “Sei soltanto una stronza!” La spinge a terra e si dirige verso la porta. Vuole nuovamente scappare da quella casa e da quella donna. Posa la mano sulla maniglia ma poi si ferma. “Ho sbagliato,” le mani strette a pugno, “ma non passa giorno senza che io rimpianga le mie scelte.”
Le mani si sciolgono e riprendono il loro colorito naturale. Decide di tornare in salotto.Arriva di fronte alla donna, che resta seduta sul pavimento. “Credevo che avrei avuto il tempo per stare con lui, ma adesso che Diego non c’è più..” L’uomo inizia a piangere e si siede accanto a lei.

Giacomo estrae un pacchetto di Marlboro dalla tasca dei jeans. Accende due sigarette e ne porge una all’ex moglie. “Ho sentito tua madre oggi.” La donna sembra sorpresa,continua a fumare. “Ormai mi chiama tutti i giorni. Non sentirti la sta mandando fuori di testa!” Silvia si volta con noncuranza verso la cucina e un altro ricordo la assale: si trova nella trattoria, ha appena iniziato il turno di lavoro. La trattoria si chiama “Amici” e si trova nella periferia di Milano. Il locale è ancora chiuso. La luce penetra attraverso le tendine a quadretti rossi, le sedie, di legno scuro, sono capovolte sopra ai tavoli mentre i menù e le tovaglie pulite sono accatastati sul bancone.“Buongiorno Silvia” un uomo le parla alle spalle “ sei in ritardo di 7 minuti!” La donna si volta e vede: è il padrone del locale. “Scusi, signor Corsi,” risponde con un sorriso di cortesia,“Diego non voleva alzarsi e poi ho trovato traffico.” L’uomo, alto e calvo, ha il viso imperlato di sudore per la mole. “Non sono problemi che mi riguardano.” Si tampona la fronte con un fazzoletto bianco.“Non deve più succedere altrimenti ti manderò una lettera di richiamo!” I due si scambiano un’occhiata.
Giacomo scoppia in una fragorosa risata, la donna, assorta nei suoi pensieri, non aveva ascoltato l’ex marito, ma sorrise.“ Pensare che mi ha sempre detto di starti lontano. Ahahah!” Un’altra risata. Silvia si alza da terra e si dirige in cucina.Accende la luce. Gli sportelli dello sgocciolatoio sono aperti, sopra al frigo alcune calamite colorate sorreggono disegni e foto di Diego. La donna evita i frammenti sul pavimento e raggiunge la dispensa. Prende del vino rosso e torna in salotto. Sposta dei cuscini dal divano e vi si siede. Ho sempre trovato insopportabile la tua risata!” Beve direttamente dal collo della bottiglia e poi la porge all’ex marito, che si alza dal pavimento e le si siede accanto. L’uomo riprende il proprio discorso: “lei sì,” dice, ridendo ancora più forte, “che era un’amica.” Poi beve un lungo sorso.

La bottiglia di vino, ormai vuota, è sul tavolinetto da fumo insieme alle sigarette schiacciate nel posacenere. Giacomo è ancora seduto sul divano, giocherella con un pezzo di carta trovato sul tavolo. Lo liscia col palmo della mano, lo arrotola attorno al dito indice per poi ricominciare. Silvia guarda fuori dalla finestra, il cielo sta imbrunendo. Il parco, che si trova davanti a casa, è deserto. Il guardiano ne chiude i cancelli e si avvia verso la propria auto.Qualche mese prima Silvia era stata in quel parco con Lucia, una sua cara amica.I loro figli avevano giocato tutto il pomeriggio mentre le due donne chiacchieravano sulla panchina.
Un altro ricordo: il pavimento è azzurro, le pareti bianche, sente un odore di disinfettante e detersivi, sono un mix inconfondibile, è in ospedale. Si dirige verso l’infermiera nella hall e le chiede dove si trova Diego Santini, scopre così che il bambino è in sala operatoria. “Dove?” chiede, “voglio andare da lui. Devo vederlo!” La donna batte le mani sul bancone.“ Mi spiace signora” le risponde l’infermiera innervosita, “oltre al personale medico nessuno può entrare.” Silvia punta lo sguardo verso l’alto, fissa i lampadari al neon e cerca di mantenere la calma. “Mi dica almeno come sta!” la voce tremante. “Signora il bambino ha subito un trauma cranico, fra poco il dottor Siraghi saprà darle maggiori informazioni.”
Silvia raggiunge la sua amica Lucia nella sala d’attesa.“Silvia… Mi spiace tanto. ”La donna prende le mani dell’amica e le stringe a sé. “E’ stato un attimo, Diego è sceso dal marciapiede ed è sbucata questa macchina” l’amica piange. “Oh Silvia non sai quanto sto male. Perdonami!” Silvia ascolta le parole di Lucia, ma non riesce a capire ciò che le sta dicendo, nella sua testa mille promesse:“Dio ti prego se andrà tutto bene lavorerò di meno, Dio ti prego passerò più tempo con lui, ti prego sarò più paziente, ti prego Dio, ti prego Dio, ti prego non portarmelo via, lui è tutta la mia vita”
Silvia si volta verso Giacomo. I due si guardano negli occhi, poi la donna chiede: “Perché non sei venuto in ospedale?” L’uomo smette di giocherellare con il pezzo di carta e resta in silenzio. Silvia continua a fissarlo in attesa di una risposta. Giacomo abbassa lo sguardo. “Quando ho ricevuto la telefonata ero fuori città” sospira l’uomo, “non sono arrivato in tempo!” La donna si irrigidisce,le mandibole si stringono e il collo si tende. “Diego aveva bisogno di suo padre!” La donna inizia a urlare “ Da quando te ne sei andato,” alza una mano e traccia, con l’indice, una linea immaginaria che unisce l’ex marito alla stanza del figlio, “ lui mi ha chiesto dov’eri e quando tornavi, ma io non sapevo cosa rispondere!” La donna si alza in piedi e va in cucina, poi torna indietro. “Cosa avrei dovuto dire?” grida verso Giacomo “Che suo padre aveva preferito uscire con gli amici e vivere senza di lui?”
L’uomo non risponde. Silvia da un calcio al tavolino che li separa, la bottiglia vuota cade sul pavimento e rotola via. Giacomo si alza in piedi. Raccoglie la bottiglia e la posa nuovamente sul tavolo. Si volta verso l’ex moglie, le braccia lungo i fianchi, i pugni chiusi. “Tu non hai ancora capito” dice, “è colpa tua se me ne sono andato, ” adesso le punta l’indice contro “tua e di tua madre!”Silvia inarca le sopracciglia e spalanca gli occhi. “E’ troppo facile dare la colpa a me!” Un sorrisetto appare sul volto della donna.
L’uomo continua a urlarle contro: “Secondo voi tutto ciò che facevo era sbagliato!”
Silvia alzalo sguardo al cielo, “Adesso non fare la vittima, ” uno sbuffo, “non ti si addice.”
Giacomo si porta le mani alle tempie, poi le passa fra i capelli. “Mi avete reso la vita impossibile!”
La donna avanza verso di lui: “Te ne sei andato perché non volevi responsabilità!”L’uomo scuote la testa senza rispondere.

Silvia si lascia andare sul divano, il viso stanco e segnato. L’uomo si siede accanto a lei e la tira a sé. La donna non oppone resistenza, affonda la testa nel petto dell’uomo e piange. Le lacrime bagnano la sua camicia azzurra. Silvia resta raggomitolata, il suo seno preme sul torace dell’uomo che le accarezza un fianco.
La donna smette di piangere. Il respiro di Giacomo si fa più profondo. Il suo torace si alza e abbassa con un ritmo lento e regolare, anche il corpo di Silvia sale e scende con lui. Con gli occhi chiusi, la donna, posiziona la testa nell’incavo tra il collo e il mento. Riesce a sentire il profumo di Giacomo, usa ancora il dopobarba che le è sempre piaciuto, un misto di agrumi e muschio bianco. All’improvviso Silvia è molto più giovane, indossa una camicia da notte rosa ed è semi-sdraiata in un letto matrimoniale. La stanza è illuminata dalla fioca luce della abat-jour. La donna non riesce a trovare una posizione comoda. Il pancione è troppo ingombrante e le caviglie sono troppo gonfie per permetterle di addormentarsi. Si volta e vede Giacomo che dorme accanto a lei. Posa una mano sulla testa dell’uomo e gli accarezza i capelli. Ne sente il profumo. Poi posa la mano sul pancione e sente, per tutta risposta, un piccolo calcio.
“Certo che quando tua madre viveva qui la casa era molto più in ordine.” Giacomo ride forte. Silvia sorride. Fuori le grida dei bambini che escono dall’asilo.

 

In trappola

Martina

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