Intervista a Daniele Sartini

Dopo la recensione de Il Grigio del Fumo  vi avevamo promesso l’intervista al suo autore, Daniele Sartini, e ogni promessa è debito.

Abbiamo incontrato Daniele qualche giorno fa, presso la Libreria Nuova Avventura che già aveva avuto il piacere di presentarne il romanzo.

Siamo rimaste piacevolmente colpite dalla sua loquacità e simpatia, che speriamo di trasmettervi con questa intervista.

1. Il Grigio del Fumo è permeato da questo colore sia per quanto riguarda le atmosfere, che le descrizioni, fino allo stato d’animo del protagonista. Ad un certo punto nel romanzo Rodolfo, padre del protagonista dice che il grigio è la differenza che c’è tra i sogni e gli incubi. La scelta del titolo è legata alla volontà di far pensare che Sonny, il protagonista, stia vivendo un incubo? 

Daniele: A dire la verità, il titolo del romanzo è stato scelto alla fine della sua stesura proprio per i vari richiami a quel colore. Invece, nelle pagine descritte, quello che volevo dire è proprio che il protagonista fa un percorso dall’incubo, che è rappresentato dalla sua vita all’inizio del romanzo, descritta in grigio, per poi arrivare alla parte finale che dovrebbe essere la sua rinascita raccontata, se non a tinte accese, sicuramente con più colori.

2. La passione per il biliardo di Sonny è anche la tua oppure è solo un elemento funzionale alla narrazione?

Daniele: Ho scelto il biliardo sicuramente perché mi piace, ma soprattutto perché rispecchia lo stato d’animo del protagonista. Sonny non poteva dedicarsi ad un’attività all’aria aperta; ne serviva una ricollegabile al grigio di cui abbiamo parlato prima. il collegamento è dato sia da ambienti fumosi, cupi, come le sale da bilardo, che dalla metafora “biliardo/vita”: anche il più grande campione , sebbene calcoli il tiro alla perfezione, dovrà attendere la fine per sapere dove andrà la bilia. E poi è bello riuscire a parlare di una passione quando si scrive, soprattutto se, come in questo caso, si sposa con la storia.

3. L’età del protagonista è di 26 anni. Durante la lettura si ha la sensazione di avere davanti un personaggio più maturo, mentre la sua inesperienza relazionale, al contrario, sembra contrastare con quell’età. Come mai questa scelta?

Daniele: E’ una scelta fatta già nella prima stesura del romanzo. Volevo creare  un personaggio distaccato dalla realtà, un ragazzo incastrato nel passato mentre la vita continuava inesorabilmente a scorrere. Durante la lavorazione del libro è stata accettata l’idea di un personaggio che, a causa delle forti esperienze di vita,  fosse indietro su tutte le forme di esperienza relazionale, il quale cercasse di recuperare tale ritardo agendo, talvolta, in modo affrettato.

4. Raccontaci del rapporto tra Sonny e sua madre, Camilla: leggendo le prime pagine del romanzo si può credere,             erroneamente, che si tratti di una coppia…

Daniele: L’idea dello spiazzamento iniziale è voluta e mi fa piacere che arrivi al lettore. Il loro legame è talmente forte da segnare il modo di relazionarsi di Sonny, che quasi non prova interesse nel trovare una compagna. Naturalmente è stata inserita una figura femminile nel romanzo, ma non avrà la funzione salvifica che ci aspetteremmo solitamente.

5. Un altro Rapporto molto importante è quello con il padre, ma nel romanzo viene appena accennato, persino nel momento della sua morte, quando il lettore si aspetterebbe di scoprire qualcosa di più. Perché questa scelta?

Daniele: Questo è un romanzo che parla del rimorso, quindi, andare a descrivere precisamente la morte del padre non era fondamentale. Mi interessava dire che Sonny aveva avuto numerosi scontri col padre, ma non era necessario descriverli. Il protagonista non vive nel ricordo di tali scontri, bensì nel rimorso del non vissuto.   

6. È vero che Samsung, uno dei personaggi chiave del romanzo, esiste veramente?

Daniele: Ebbene sì, l’ho conosciuto in una strana serata d’estate: ero da solo e mi trovavo al bancone di un bar, lui mi si è avvicinato per propormi l’acquisto di alcune rose. “Sono solo, per chi potrei mai comprare delle rose?”, gli risposi, ci siamo messi a ridere e da lì abbiamo iniziato a chiacchierare. Lui mi ha raccontato della sua famiglia e del suo lavoro di venditore, mentre io gli parlavo delle strane cose accadute in quel periodo. Quindici giorni fa, al mercato di Viareggio in piazza Cavour, l’ho incontrato nuovamente ed è stato un piacere vedere che sta bene e che si è riunito con la propria famiglia.

7. Siamo curiose di conoscere il tuo percorso: come nasce Daniele Sartini scrittore?

Daniele: Durante un viaggio negli Stati Uniti, visitai Alcatraz e ne rimasi affascinato. Ho iniziato ad immaginare cosa sarebbe potuto succedere se qualcuno lo avesse rilevato, facendoci un albergo o simili. Avevo con me un piccolo block notes così iniziai ad annotarmi tutto ciò che mi veniva in mente. Tornato in Italia, buttai giù questo piccolo romanzo e mi chiesi se sarebbe potuto interessare a qualche casa editrice. Si interessò la casa editrice Del Bucchia, di Viareggio, nel 2007, con la quale poi ripubblicai qualche altra opera. Successivamente partecipai a “Racconti nella Rete” e pubblicai con una piccola casa editrice di Roma, La Gru. A quel punto decisi di cercare un editore più importante, sapendo che avrei ricevuto anche dei “no” e fu allora che conobbi Michele Caccamo, poeta molto conosciuto, che lavorava in un’agenzia editoriale. Insieme abbiamo lavorato a Il Grigio del Fumo che, come sapete, è stato scelto dalla casa editrice Castelvecchi.

8. Stai già pensando al prossimo romanzo?

Daniele: In realtà ho finito la prima stesura qualche giorno fa, dopo più di un anno di lavoro. A breve ne inizierò la revisione assieme ad Eleonora Sottili; credo che ci impiegheremo al meno un paio di mesi.

9. Puoi svelarci almeno di cosa parla?

Daniele: Di una mia grande passione: la televisione degli anni ’80!

Daniele Sartini sta girando l’Italia con Il Grigio del Fumo, noi  vi consigliamo vivamente, se ne avrete occasione, di assistere a una delle sue presentazione, per conoscerlo ed apprezzare appieno il suo romanzo.

 

Roberta e  Martina

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