La Variazione

Vado a correre spesso. Due, tre, anche quattro volte alla settimana. Sempre il solito percorso, sono abitudinario, io, mi spaventa cambiare e lì, nella “mia” strada mi sento al sicuro.

Corro dieci, quindici chilometri ogni volta, controllo la velocità e i tempi con il GPS. Sono metodico e anche questo mi dà una certa sicurezza.

Oggi sono al quarto chilometro, un terzo di quanto preventivato per oggi, sto bene, reattivo sulle gambe, fiato sotto controllo. Il ritmo di 4′ e 30” al chilometro mi dice che sto andando più che dignitosamente per un dilettante come me. Quando va così è proprio un piacere correre. Avverto  il vento fra i capelli, il rimbalzo morbido della scarpa sull’asfalto, l’aria che entra dal naso e arriva fino giù nel petto, il sole di una sera d’estate sulla pelle.

Sto bene, oggi posso anche permettermi una piccola variazione. Giro a destra in una stradina che so si ricongiungerà al mio percorso abituale dopo duecento metri. Cambiamento, si, ma senza esagerare.

La stradina dà su una piccola darsena, un molo e qualche barchetta ormeggiata.

Non sto faticando, quindi posso osservare le case, i tetti, le barche, il sole che fra mezz’ora tramonterà, le finestre.

C’e’ una finestra aperta, dall’interno una luce soffusa e appoggiata al davanzale una ragazza.

Ha un’aria annoiata e lunghissimi capelli neri e mossi che ricadono sulle spalle incorniciando un viso pensieroso e due occhi neri, grandi, persi nell’orizzonte.

Sussulto, rallento, inciampo, scalcio un sasso. Penso che dovrei fermarmi, farle un sorriso, almeno un saluto, un cenno con la mano. “Provarci”, insomma. Ma questo significa mettersi in gioco, confrontarsi con la realtà di un possibile rifiuto. Decido che per una volta lo voglio fare. Alzo lo sguardo e – maledette gambe – sono già lontano da quella finestra.

Proseguo.

Esco anche il giorno seguente e con la mente sono già lì sotto. Ci sarà anche oggi?

La trovo, stessa posizione di ieri, stesso sguardo. Capelli raccolti in una coda e ora vedo tutto il viso, le guance, le labbra, le orecchie, il naso e quegli occhi neri. Fuma una sigaretta. La osservo, cerco di incrociare uno sguardo o almeno di attirare la sua attenzione, sbatto un po’ i piedi, tossisco, cerco di nascondere la fatica e il dolore alla gambe dovuto alla corsa del giorno prima.

Mi vede, mi guarda, sorrido, sorride. Accelero. Ma perché?! Cretino, rallenta, fermati lì e parlale. Troppo tardi.

La variazione diventa parte integrante del percorso abituale, cerco di mantenere sempre il solito orario e la trovo sempre lì, ogni volta. Forse mi aspetta, forse ha capito che passo sempre sotto la sua finestra alla stessa ora. Sorrido, ricambia. Ancora.

Dovrei fermarmi e dire qualcosa, ma ogni volta proseguo e accelero. Credo di impressionarla con la mia corsa sicura, nascondendo la fatica quasi a dire “guarda qua, sono fresco come una rosa e mi faccio altri dieci chilometri”.

E invece ogni volta mi manca un po’ il fiato, perdo il passo, mi distraggo e rischio di andare contro un paletto del molo.

Dovrò fermarmi, un giorno. La guarderò, “ciao!”. Inizieremo a parlare del cosa ci fa lì alla finestra tutte le sere, di dove vado io a correre, la inviterò a seguirmi e magari ci verrà pure.

Allora potremmo iniziare ad andare a correre insieme e sarebbe bello perchè alla fine del mio solito percorso arrivo dritto sulla spiaggia e lì potremmo sederci un po’, fare il bagno, bere qualcosa.

Una sera andremo in quel locale proprio in fondo al molo che lei osserva sempre alla stessa ora, la vedo già vestita bene, truccata. Anche se con quella vecchia maglietta che indossa quando sta alla finestra è già perfetta.

Smetterà di fumare, la convincerò, non voglio che una così si rovini per qualche sigaretta.

Andrò a correre un po’ di meno per stare con lei più tempo.

Forse una di quelle barchette ormeggiate è la sua e così potremmo andare al largo a fare il bagno e a prendere il sole, lontano da tutto e da tutti. Chissà come sta bene in costume.

Devo solo fermarmi e salutarla.

Potrei farlo oggi, proprio ora, sto svoltando adesso nella sua strada. Si, lo farò oggi, sono due mesi che sogno tutto questo.

Sono in ritardo sulla tabella di 4 minuti, tutti questi pensieri mi hanno fatto correre alla media di 5′ e 30” a chilometro. Roba da vecchietti.

Cerco la finestra con lo sguardo, la luce è spenta, lei non c’è. Dov’è finita? Sussulto, rallento, mi guardo intorno, mi fermo. Cretino, ti fermi quando lei non c’è e acceleri quando è lì che ti guarda?

Scaccio il pensiero e la cerco. La trovo, è proprio lì su quel molo.

Assiste una barca che sta attraccando e da cui scendono una decina di persone con mute e bombole da sub. Un ragazzone con i capelli ancora bagnati e una maglietta “scuba instructor” le si avvicina, sorride, la bacia.

Brivido, resto in apnea, si chiude lo stomaco e sento che sta crollando tutto.

Riparto di corsa, più forte di prima, 3′ e 40” al chilometro, dice il GPS, anche se è troppo per me. Mi fanno male la gambe, non ho più fiato, iniziano le fitte al ginocchio. Ogni rimbalzo sull’asfalto è una martellata. Corro, accelero, vado sempre più forte anche se il mio fisico non può reggere quel ritmo. Inciampo nel mio passo, cado sull’asfalto di pancia, rotolo qualche metro. Mi siedo per terra con una spada nello sterno che non mi lascia respirare. Ho le mani insanguinate, le ginocchia in fiamme, una caviglia storta in una posizione innaturale. 

Correvo a 4’ e 30’’ al chilometro due mesi fa, era dignitoso. Adesso non correrò più per un bel po’. Solo per aver preso quella stradina, solo per aver creduto ad un’idea.

Mi dicevano che i sogni si realizzano. Forse è così: i sogni si realizzano sempre, ma mai per me che li ho sognati.

 

Luca

 

2 comments for “La Variazione

  1. Sarah
    21 novembre 2015 at 15:00

    Mi piace!
    Malinconico e ricco di speranza al tempo stesso!
    Sono convinta che dopo quella, ci siano state mille altre variazioni !

  2. Francesca
    21 novembre 2015 at 14:59

    Scorrevole e piacevole da leggere. Bello !

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