Lo strano caso dell’apprendista libraia – Deborah Meyler

Chi mi conosce sa che uno dei miei sogni è aprire una libreria tutta mia – possibilmente con Martina -, quindi potete immaginare come “Lo strano caso dell’apprendista libraia” di Deborah Meyler, edito da Garzanti, abbia subito catturato la mia attenzione.

L’apprendista libraia è Esme, ventritreenne inglese, che si trova a New York per studiare arte alla Columbia e, in questa magica città, incontra Mitchell, rampollo di una famiglia molto ricca, abituato ad essere circondato da donne, senza fermarsi con nessuna, prima di conoscere lei. O almeno questo è ciò che Esme crede. Dopo qualche mese di frequentazione con Mitchell, infatti, la ragazza capisce che quello che pensava essere un rapporto solido e passionale, per lui altro non è che una storiella come tante, senza troppe farfalle nello stomaco.

Ma il Destino ha i suoi progetti e sconvolge la vita dei due giovani, tirando fuori il meglio o il peggio di loro.

È a questo punto che Esme è costretta a trovarsi un lavoro e trova posto alla “Civetta“, una piccola libreria indipendente in cui si rifugia ogni volta che può. Qui conosce i “senzatetto” del quartiere che le fanno compagnia durante i turni solitari e viene quasi adottata dallo staff della libreria, soprattutto da George, il proprietario, e Luke, musicista introverso e un po’ orso.

Tra citazioni di autori più o meno conosciuti, birre allo zenzero e accordi di chitarra, entriamo nella vita di Esme e respiriamo tutto il profumo di una libreria indipendente, che nulla ha a che vedere con le grandi catene di distribuzione.

Il romanzo scorre sotto i nostri occhi con piacere e leggerezza ma, arrivata all’ultima pagina, l’ho voltata credendo di trovare la conclusione che, secondo me, non c’è.

Che Deborah Meyler abbia volontariamente lasciato aperto il finale, prevedendo un seguito?

Oppure sono io ad aspettarmi sempre che la “Fine” metta l’animo in pace e riporti l’ordine, quando nella vita il più delle volte manca?

Voi che ne pensate?

Roberta

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