Punti di vista

Sofia era nel suo ufficio, un ampio locale con moquette grigia. Lavorava in un rinomato studio legale di New York. Era seduta sulla poltrona girevole, di pelle nera, e con una mano si massaggiava il collo. Accese il computer e controllò le email, poi diede un’occhiata ai fascicoli, accuratamente impilati affianco alla tastiera. La scrivania, in legno scuro, era in perfetto ordine: la cornice in argento con la foto di lei e Tom, il suo fidanzato, bene in vista, il bellissimo tagliacarte, che le aveva regalato il padre quando aveva superato l’esame di abilitazione, nell’angolo destro, il monitor del pc sul lato sinistro e il porta biglietti da visita davanti alla tastiera. Nella sala affianco, la sua assistente Rose, stava preparando il caffè. Sofia riusciva a sentirne l’aroma, socchiuse gli occhi e inspirò più a fondo.
“Ecco miss Ford, ” disse Rose mentre entrava nell’ufficio,“una bella tazza di caffè fumante.” Il ticchettio dei passi dell’assistente infastidiva Sofia. “Grazie Rose, ” disse, “spero che riesca a farmi sentire un po’ meglio!” Bevve un sorso e poi riprese il massaggio al collo, questa volta in modo più energico.
Rose si mise due riccioli biondi dietro l’orecchio. Era alta e magra, indossava una camicetta bianca con fiori celesti e una gonna intonata. Aveva 25 anni e da 2 era diventata assistente di Sofia. Sapeva, fin troppo bene, quanto fosse facile irritarla di prima mattina, per questo restò in silenzio. Poi, la curiosità prese il sopravvento:“Cosa le è successo?”
Sofia smise di massaggiarsi e alzò lentamente lo sguardo sulla ragazza. “Bene, se proprio lo vuoi sapere, ” disse, mentre si ravvivava i lunghi capelli neri, “stanotte non ho chiuso occhio.”
“Mi spiace molto” si affrettò a rispondere l’assistente. Poi si voltò e alzò l’angolo della bocca in un sorriso compiaciuto. Aveva notato che, nell’ultimo mese, la donna non aveva ricevuto le visite del fidanzato durante la pausa pranzo. Inoltre, parlando con l’assistente dell’avvocato Grey, Cindy, aveva avuto la certezza che Sofia e Tom fossero in crisi.
Desiderava porle altre domande, soprattutto su Tom, ma si limitò a congedarsi con: “Mi faccia sapere se le occorre altro.”

Una volta sola, Sofia si afflosciò sulla poltrona, prese il cellulare e digitò un sms per Tom: “Non posso passare un’altra notte insonne, dobbiamo trovare una soluzione.” Premette invio e attese. Tom rispose poco dopo con un semplice: “Credo sia ora di finirla. Non si può tornare indietro nel tempo!”
La donna inviò un nuovo messaggio: “ Non posso credere che non t’importi. Io non riesco a dormire.” Poi, ripose il telefono nel cassetto della scrivania, non voleva passare il resto della mattinata a controllarne le notifiche sul display. Per la prima volta Sofia sentiva realmente la mancanza di qualcosa.

Lontano da lì, l’oggetto del suo desiderio non stava certamente meglio. Era stato gettato via come qualcosa di vecchio, qualcosa di cui puoi benissimo fare a meno. Lui aveva dedicato la sua intera esistenza a Sofia e adesso non sapeva cosa fare. L’amico Paul, un tipo paffuto e ingombrante, l’aveva convinto ad unirsi ad un gruppo di sostegno. Già al primo incontro aveva vuotato il sacco, con un interminabile monologo.

“Salve a tutti, ” aveva iniziato, “anche io come voi, sono stato abbandonato. Ammetto di essere un tipo pieno di sé, ma del resto nessun altro sa far sognare le donne come faccio io!” A quelle parole ci furono risolini e sguardi perplessi, ma lui continuò. “La mia donna, Sofia, mi adorava, soprattutto dopo una giornata particolarmente faticosa.” Le parole gli uscivano come un fiume in piena,finalmente aveva trovato qualcuno che poteva capirlo. “Lei arrivava senza preavviso. Talvolta era notte fonda e dalla finestra riuscivo a scorgere le stelle, altre volte era ancora giorno e il sole mi riscaldava con i suoi raggi.Ma la cosa bella è che, in qualsiasi momento arrivasse, procedeva con una specie di rituale: prima mi massaggiava, probabilmente per ringraziarmi per ciò che stavo per donarle, poi posava dolcemente la sua guancia su di me, chiudeva gli occhi e faceva un piccolo cenno con la testa, quasi a confermarmi il suo piacere.” Adesso il suo sguardo era fisso su un punto immaginario. “Ma il momento che preferivo era quando mi diceva: buona notte Amore. E lo ripeteva tutte le volte, senza saltarne una. Sicuramente mi amava molto, ma come posso biasimarla? Anche io mi amerei se fossi in lei” Un nuovo brusio si levò nella stanza. “Ascoltate” continuò, “io ho tutte le qualità che le donne amano: sono silenzioso, disponibile, non mi arrabbio mai, ho buon gusto nel vestire e mi donano sia gli abiti variopinti che la tinta unita.” Uno spilungone, con cappello e cappotto, prese coraggio e disse: “Se sei perfetto come dici, allora perché ti ha abbandonato?”
“Perché lei riusciva a crearsi problemi inesistenti” rispose lui. “ Per esempio, odiava il momento in cui dovevamo separarci. Non capiva che non era colpa mia. Io avrei trascorso intere giornate, sdraiato con la sua testa posata su di me, ma lei è un avvocato di successo con troppi doveri.”Adesso scuoteva la testa con lo sguardo rivolto al pavimento. “Pensate che,quando si svegliava, era talmente arrabbiata che mi riempiva di schiaffi e mi lanciava di nuovo sul letto.” Il gruppo si scambiò sguardi dubbiosi.
Questa voltalo spilungone tacque e il monologo continuò. “Ma in fondo anche io l’amavo. Per questo l’ho sempre perdonata e ho sempre atteso, con impazienza, il suo ritorno.”
L’oratore si mise alla ricerca della propria sedia, ma si bloccò e riprese il discorso. “Oh,scusate, non mi sono ancora presentato, sono Roger Cuscino.”

 

Punti di vista.

Martina

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