Avrò cura di te – Massimo Gramellini & Chiara Gamberale

Copertina "Avrò cura di te" di  Massimo Gramellini e Chiara Gamberale

Appena ho avuto un po’ di tempo libero, ho deciso di dedicarmi ad “Avrò cura di te”, un romanzo a quattro mani, di Massimo Gramellini e Chiara Gamberale.

Ne avevo letto una recensione online che mi aveva incuriosita. Purtroppo, sui maggiori siti di libri, le recensioni risultano, secondo me, troppo impersonali e tendono a sottolineare solo le parti “belle” e interessanti. Credo, invece, sia opportuno scrivere recensioni dove si dia maggiore spazio alla propria opinione, rispetto alla trama del romanzo, così chi le leggerà saprà esattamente cosa aspettarsi!

Perciò, eccomi qui!

Il libro è sicuramente scritto con maestria e risulta una piacevole lettura, però, ad essere sincera, piú che un romanzo, l’ho trovato una sorta di guida per chi è in crisi coniugale o esistenziale.
Si tratta di un’opera epistolare, dove gli autori, che si sono immedesimati nei due protagonisti, Gioconda e Filèmone, si scrivono lettere e non ricorrono mai all’aiuto di un narratore esterno.
Nel caso di Gioconda – Chiara Gamberale – ho apprezzato molto le sue contraddizioni, paure e crisi, che rispecchiano il mio essere e che l’hanno resa la mia eroina in questo viaggio, iniziato con la separazione dal marito e proseguito alla ricerca di se stessa. Mentre Filèmone, l’angelo interpretato da Gramellini, è il guru della situazione, che dal Chissà Dove, – come gli autori stessi l’hanno definito – decide di essere il Custode di Gioconda e di aiutarla a migliorarsi. Talvolta, ho provato antipatia per quell’essere perfetto, che crede di capire tutto e di poter dare un’opinione che, nel romanzo, diventa una sorta di legge universale. Avrei preferito che Filèmone fosse stato semplicemente un uomo, magari un amico, che, con il suo trascorso, fosse riuscito a dare consigli sinceri a Gioconda, spronandola a porsi le domande giuste che le avrebbero cambiato l’esistenza, le stesse che qui le vengono poste dall’ultraterreno Filèmone.
Non posso dire che non valga la pena leggerlo, poichè mi ha portata ad analizzare alcuni aspetti della vita da un nuovo punto di vista, però lo consiglierei esclusivamente a chi desidera indagare su se stesso e non calarsi in una storia.

Martina

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