END OF THE ROAD BAR (1° PARTE) – DANIELE BATELLA

Non si arriva per caso all’ “End of the Road Bar“, come per caso non ci si ritrova a leggere il romanzo – edito da Dark Zone Edizioni – che porta il suo nome.

Se lo avete letto o lo farete, siete sicuramente lettori che amano porsi continue domande,ma anche molto pazienti, dato che per avere le risposte, dovrete aspettare l’uscita della seconda parte, prevista per dicembre.

End of the Road è un bar misterioso, in cui lavora Penny, una ragazza di cui nessuno sa nulla oltre al fatto che puoi trovarla dietro al bancone del bar tutte le sere, pronta a versare da bere agli avventori e riuscendo a farsi raccontare le loro vite.

L’autore ci fa percepire, fin da subito, l’atmosfera surreale, quasi spettrale di questo non luogo. Non sappiamo perché, ma di certo non è un locale come gli altri.

La nostra sensazione diventa sempre più una certezza, soprattutto quando conosciamo sette clienti speciali che si ritrovano tutti insieme all’End of the Road, apparentemente senza essersi mai incontrati prima.

Inizialmente imbarazzati e diffidenti, i sette protagonisti della storia, complici una tempesta che li blocca all’interno del bar e la bravura di Penny, si avvicineranno sempre di più, fino raccontarsi in modo vero e,spesso, crudo.

Sarà impossibile per il lettore non appassionarsi alle storie di questi sconosciuti, che nascondono segreti inconfessabili e vite incredibili.

Le pagine scorrono, tenendo sempre alta la curiosità, creando dubbi e domande.

Che cosa lega questi sette personaggi? Perché si sono ritrovati all’End of the Road Bar? Chi è veramente Penny?

Gli interrogativi sono molti, perciò, in attesa di leggere la seconda parte di End of the Road Bar, ho deciso di porne alcuni all’autore, Daniele Betella.

Ecco cosa mi ha raccontato!

1. The End of the Road Bar è un romanzo che smuove le viscere. Com’è nata l’idea? 
Sei stato ispirato da qualcosa in particolare?
“Intanto grazie infinite: smuovere le viscere è una reazione che attribuisco solo a ciò che ritengo veramente emozionante, per cui lo prendo come un grandissimo complimento. L’idea di un gruppo di persone con un pesante bagaglio emotivo da scaricare riunite in un luogo particolare, ameno, mi girava in testa da un bel po’. L’ambientazione, poi, è nata una mattina all’alba, dopo aver accompagnato un’amica a prendere il treno nella piccola stazione di un paesino umbro. Tornando a casa con gli occhi pieni di sonno mi sono accorto di un piccolo locale cui non avevo mai prestato molta attenzione: si tratta di un bar per ferrovieri, mezzo nascosto da una siepe poco curata. Il nome, “Il Capolinea”, ha fatto nascere in me una scintilla. Da lì, l’idea della “fine della strada” e del bar.”
2. Le storie dei personaggi della prima parte sono molto forti e raccontate minuziosamente. Sono frutto della tua penna oppure hai fatto delle ricerche per mescolare realtà e fantasia?
“Ogni personaggio rappresenta una vita che potenzialmente avrei potuto vivere, una sfumatura di me che, per un motivo o per un altro, non ha prevalso nella formazione della mia personalità e della mia esperienza. Scrivere per me è catartico, in questo senso, in quanto riesco a realizzare, attraverso i miei personaggi, esistenze nascoste negli angoli più o meno bui della mia anima. Alcuni sono frutto della mia immaginazione, altri sono ispirati a persone che conosco. Ci sono quelli che servono a esprimere una pulsione che non ho provato né conosciuto e che quindi nascono dalla mia mente. Poi ci sono quelli che vivono un’esperienza analoga a quelle di amici o parenti: in quel caso mi ispiro volentieri agli “originali”. Comunque si può dire che sì, quelle strane avventure sono solo frutto della mia penna.”
3. A breve uscirà la seconda parte del romanzo, hai scritto la storia per intero e l’hai successivamente divisa in due parti oppure le hai scritte In momenti diversi?
“Il romanzo è stato scritto per intero: è stata un’idea della mia casa editrice, la Dark Zone, quella di dividere la storia in due. La trovo una scelta molto azzeccata: data la struttura episodica della narrazione, la storia si prestava bene a essere raccontata in due momenti diversi.”
4. Ci puoi fare un piccolissimo spoiler sulla seconda parte?
“Vi posso dire che i viaggi della memoria intorno al mondo continueranno: l’Italia, l’Inghilterra e l’America saranno alcune delle mete più importanti. Inoltre, a parte scoprire il motivo che ha condotto lì i sette avventori, anche il mistero dei tarocchi che ognuno di loro ha trovato lungo il percorso della propria vita verrà svelato.”
5. Raccontaci qualcosa di te.
“Ho 31 anni, sono di Orvieto, in Umbria: sono cresciuto in questo piccolo gioellino medievale, una sorta di fonte di ispirazione continua. Sono un cantante, faccio parte di un gruppo vocale, i Cherries on a Swing Set, con il quale giro l’Italia e il mondo. Abbiamo persino dedicato un brano e un videoclip al romanzo, si intitola Penny’s Suite, dal nome della cameriera dell’End of the Road Bar. Eppure la scrittura, la voglia di raccontare nuovi mondi e nuove vite mi accompagna fin da piccolo.”
Buona lettura!
Roberta

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *