Una questione privata

Una questione privata – Beppe Fenoglio

Una questione privata – di Beppe Fenoglio, edito da Garzanti (1963) – non necessita di una recensione, ma è da sempre un valido spunto per l’inizio di un dibattito; per quanto da molti possa essere definito il solito racconto di partigiani, raccoglie al suo interno un sacco di sfumature che troppe poche volte vengono riportate sulla carta stampata. Uno dei passi che ad esempio caratterizza la formazione del lettore racconta dell’incontro tra Milton, il partigiano protagonista ed un vecchio che viene semplicemente descritto come “uomo della collina”: cito testualmente:

“- Li ammazzeremo tutti,- disse Milton. – Siamo d’accordo.
Ma il vecchio non aveva finito. -Con tutti voglio dire proprio tutti. Anche gli infermieri, i cucinieri, anche i cappellani. Ascoltami bene, ragazzo. Io ti posso chiamare ragazzo. Io sono uno che mette le lacrime quando il macellaio viene a comprarmi gli agnelli. Eppure io sono quel medesimo che ti dice: tutti, fino all’ultimo li dovete ammazzare. E segna quel che ti dico ancora. Quando verrà quel giorno glorioso, se ne ammazzerete solo una parte, se vi lascerete prendere dalla pietà o dalla stessa nausea del sangue, farete peccato mortale, sarà un vero tradimento. Chi quel giorno non sarà sporco di sangue fino alle ascelle, non venitemi a dire che è un buon patriota.”

Può un uomo della collina, che piange per i propri agnelli macellati, esprimere tanto odio nei confronti di qualcuno che possa “aver fatto anche cose buone”? No, non può.
La storia è ambientata nell’inverno del ’45, nel bel mezzo della resistenza delle Langhe; i reggimenti dei repubblichini setacciano le colline a caccia dei nascondigli dei partigiani.

L’incontro avviene verso la fine quando Milton sta tornando alla villa di Fulvia per chiedere alla governante notizie sulla storia tra l’amata e l’amico Giorgio.
Incerti su loro futuro ed intimoriti dai movimenti degli squadristi i pastori scrutano la valle da un’altura quando vengono interrotti da Milton che subito li rassicura sul suo ruolo.

Fenoglio, in “Una questione privata“, decide di mettere il suo pensiero antifascista in bocca a quello che amorevolmente chiama “Il Vecchio”: ci presenta la visione del regime con gli occhi della saggezza, “Io ti posso chiamare ragazzo”, ed esprime la sua profonda condanna per tutti coloro che anche marginalmente contribuirono a costruire il ventennio fascista.

Non è necessario dilungarsi molto, abbiamo detto che questo è uno spunto di riflessione; non esistono mai risposte facili alle domande, così come la più banale delle soluzioni è sempre sbagliata, per questo non fidatevi mai di chi vi promette ordine, disciplina e uguaglianza, soprattutto quando il mondo là fuori sembra troppo buio.

Non cominciò con la guerra in montagna e nemmeno con l’olio di ricino.

Cominciò con quattro imbecilli che promettevano risposte semplici a quesiti impossibili, soprattutto a chi era interessato a facili investimenti di denaro; cominciò con un ottimo lavoro di propaganda e cominciò perché qualcuno propose di lasciar fare, lasciar provare. In fondo che male potavano fare?

Chiedetevi sempre, finì davvero il 28 aprile 1945?

Héissons J.

 

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